Corte Europea dei diritti umani: Italia condannata per violazioni nelle ispezioni fiscali

 

 

Di recente, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha emesso una sentenza di condanna nei confronti dell’Italia per violazione dei diritti umani nel contesto delle ispezioni fiscali. La decisione impone una revisione delle normative sugli accessi e sui controlli fiscali, al fine di garantire una maggiore tutela per le aziende e i cittadini.
L’Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza dispongono di ampi poteri istruttori finalizzati al contrasto dell’evasione fiscale. Questi controlli, denominati sostanziali, non si limitano alla verifica documentale ma includono l’accesso fisico ai locali, l’ispezione di documenti e approfondite verifiche contabili.

L’invasività dei controlli e la tutela del contribuente

Nonostante la legittimità di tali poteri, la loro applicazione può generare criticità. L’intrusività delle ispezioni può infatti mettere il contribuente in una condizione di vulnerabilità psicologica, con il rischio di errori che potrebbero avere conseguenze rilevanti in sede processuale.
Le norme italiane stabiliscono che l’accesso ai locali deve avvenire durante gli orari di attività, arrecando il minor disturbo possibile. Tuttavia, per accedere al domicilio del contribuente, è necessaria un’autorizzazione del Procuratore della Repubblica, concessa solo in presenza di gravi indizi di violazione fiscale.
Le ispezioni, volte a raccogliere prove di evasione, sono particolarmente intrusive quando includono perquisizioni personali, l’apertura di cassette di sicurezza o l’accesso a dispositivi elettronici. Per queste operazioni, è richiesta l’autorizzazione del Pubblico Ministero.

La sentenza della Corte Europea e i risarcimenti

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha recentemente stabilito che le ispezioni effettuate tra il 2018 e il 2022 dalla Guardia di Finanza in tredici aziende della provincia di Foggia hanno leso la privacy e violato diritti fondamentali. La sentenza impone all’Italia il risarcimento di 3.200 euro per ciascuna impresa coinvolta.
La decisione evidenzia che il sistema italiano non fornisce garanzie adeguate ai contribuenti. La Guardia di Finanza e l’Agenzia delle Entrate esercitano un potere discrezionale senza un chiaro quadro normativo che stabilisca criteri precisi per gli accessi e le verifiche.

Le richieste della Corte Europea e le implicazioni future

La Corte ha sottolineato la necessità di regolamentare con maggiore precisione le circostanze che giustificano gli accessi per le ispezioni fiscali. La mancanza di una disciplina dettagliata comporta un’eccessiva discrezionalità da parte delle autorità, con il rischio di abusi.
Un ulteriore aspetto critico riguarda la mancanza di strumenti che consentano alle imprese di verificare la legittimità delle operazioni ispettive. L’Italia dovrà quindi riformare la normativa per garantire controlli trasparenti e rispettosi dei diritti fondamentali.
Se le modifiche normative non verranno introdotte, le aziende e i cittadini sottoposti a ispezioni potranno continuare a presentare ricorsi per violazione dei diritti umani, con il rischio di nuove condanne e richieste di risarcimento nei confronti dello Stato italiano.